Il problema dei tappi sintetici

Quanti usi ha il sughero naturale! Certo, il primo che viene alla mente è quello di costruire tappi per le bottiglie di vino; ma non dimentichiamoci che con il sughero si fanno anche pannelli isolanti per l’edilizia, pavimentazioni, perfino calzature. Peccato che soltanto delle foreste di alberi specifici producano questo materiale, e che il rischio di vederle svanire per sempre sia ogni giorno più concreto. La lavorazione è lunga, specializzata, e complessa, e la produzione non può essere aumentata in maniera indefinita; e i cicli di rinnovo del materiale si attestano intorno alla decina d’anni. Era quindi inevitabile – e così è stato – che il mercato si rivolgesse, per le proprie esigenze, ad altri tipi di prodotto che potessero sostenere le richieste in continua crescita e che il sughero non poteva più accontentare.

Tale ricerca di alternative ha portato innanzitutto allo sviluppo di un prodotto che potesse prendere il posto del sughero nella sua principale applicazione, ossia per l’industria vinicola; ed ecco che il mercato è stato invaso dai tappi sintetici, la cui particolare costruzione e composizione permette di avere un risultato simile, per morbidezza, adattabilità e validità isolante, a quello dei tradizionali tappi di sughero. Non poteva naturalmente non nascere, vista l’importanza che la tradizione riveste in questo settore, un acceso dibattito fra chi, da un lato, pretende a tutti i costi tappi di sughero come gli unici in grado di proteggere degnamente il vino, e chi d’altro canto è più aperto all’utilizzo di questi nuovi ritrovati sintetici.

Sul piano dei fatti nudi e crudi, un dato è certo: sia da un punto di vista strettamente organolettico, che sotto l’aspetto del gusto, il vino contenuto in bottiglie chiuse con tappi di plastica non è in alcun modo distinguibile da quello che invece era protetto da tappi in sughero. Ne deriva che essenzialmente, al di là di quelle che i fatti appunto dimostrano essere semplicemente idee preconcette e tradizionalismi, se vogliamo, con poca ragione d’essere, la discussione va spostata essenzialmente sul piano del rispetto dell’ambiente, e sulla constatazione che le foreste di sughero non sono , in alcun modo, in grado di sostenere i ritmi produttivi che il mercato di oggi richiede, e che le mette a serio rischio di estinzione.