Stringi, serra, e il lavoro è fatto: le viti speciali

Ce l’abbiamo tutti, quell’amico per cui il bricolage è il passatempo più interessante e piacevole del mondo; fanno eccezione solo quei pochi casi in cui siamo proprio noi ad amare il fai da te. Ma per tutti gli appassionati quei lavoretti domestici che rappresentano un gran fastidio per il novanta per cento della popolazione diventano un vero e proprio spasso, e l’esperto di bricolage ama attrezzarsi dei dispositivi e degli attrezzi più specializzati e moderni. Tuttavia non capita solo agli amanti del fai da te, purtroppo, di aver bisogno di fissare lo sportello di un mobiletto, o di sistemare uno stipetto un po’ sghembo; e in quelle situazioni ci si trova a maneggiare un oggetto apparentemente banale, ma che in realtà nasconde profondità inaspettate. Stiamo parlando della vite: per molti profani, un pezzetto di metallo filettato da stringere bene con il cacciavite per tenere insieme due pezzi di un oggetto, ma per gli esperti un esemplare spesso unico e speciale con una precisa nicchia di applicazione diversa da quella delle altre viti.
Una prima utile classificazione che possiamo eseguire per districarci in questa varietà sconfinata è quella in base al materiale. Le più diffuse, che tutti abbiamo senza dubbio avuto fra le mani, sono le viti in acciaio; ma proprio in quanto generiche, sono adatte a molti lavori ma non ideali per quelli con caratteristiche particolari. Esistono una serie di viti realizzate non con generico acciaio, ma con leghe particolari (come per fare un esempio le viti ASTM) che sono adatte a lavori di tipologia ben specifica. Se poi, così per fare un esempio, stiamo occupandoci di realizzare un lavoro che, una volta ultimato, sarà esposto per qualsiasi motivo ad un rischio rilevante di corrosione – come può succedere ad un mobiletto da bagno, o ancora che vada posto all’aperto, e quindi preda in entrambi i casi dell’umidità – la vite d’acciaio, che può arrugginire, non è più una scelta valida, e il miglior consiglio può esser quello di servirsi di viti di ottone, rame, nickel o bronzo, che non corrano rischio di corrosione.
Ma non è questo il solo modo di dividere le viti in famiglie. Possiamo considerare il materiale dei pezzi che connettono, anziché quello delle viti stesse: e la classificazione cambia completamente. Tutti avremo visto e probabilmente usato le viti da legno, ma le viti da metallo sono forse ancora più numerose e particolari. Sono autofilettanti, così da non richiedere un lavoro preliminare a trapano; e sono di acciaio duro, per poter forare una lastra di metallo ben più tenace del legno. D’altro canto, poiché arrugginendosi potrebbero dare inizio ad una corrosione generalizzata dell’oggetto di cui fanno parte, è frequente che – cosa mai vista nella viti per il legno – vengano sottoposte a nichelatura, oppure a zincatura, per evitare che ossidino.

In aggiunta a queste due, possiamo fare un’enorme abbondanza di altre classificazioni, tutte ragionevoli. Ci sono viti a testa tonda, a testa piatta, o ancora svasate per non sporgere dalle superfici; ci sono modelli con taglio dritto e modelli a croce, che oggi si diffondono sempre più perché più adatti agli avvitatori automatici, e ci sono anche i modelli a brugola resi famosi da un noto marchio di mobili; insomma, quel che è certo è che sul mercato esiste una vite fatta apposta per qualsiasi esigenza si possa avere, a livello industriale così come in casa.