La storia di Paestum, un gioiello d’Italia

Giugno 27, 2012 by Nessun commento

« Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica. »Così scriveva nel suo “Viaggio in Italia”, 225 anni fa, il grande Goethe, raccontando di quando, durante quel Grand Tour nel nostro Paese che era un rito, per non dire quasi un dovere, per i giovani di buona famiglia, aveva camminato fra le rovine di Paestum. Già allora, era grande lo stupore per il senso di storia e per lo splendore emanati da queste rovine – naturalmente, soprattutto per la sensibilità di un autore colto e raffinato come Goethe.

Ma questo non significa che apprezzare tanta bellezza sia un piacere riservato solamente a pochi studiosi o esperti: a maggior ragione oggi, dopo gli scavi, i restauri, gli studi, questa meraviglia incastonata come una gemma nel nostro Cilento è a disposizione per vacanze rilassanti e insieme di elevato valore culturale, e quando non ci staremo riposando in uno dei comodi Hotel a Paestum, sono moltissime le opere d’arte e le testimonianze storiche che potremo piacevolmente visitare ed ammirare.Da millenni, infatti, la zona della Piana del Sele dove sorge Paestum è abitata con continuità: in effetti, abbiamo la possibilità, grazie agli scavi e agli studi di archeologi e storici, di dare un inizio all’insediamento dell’area, collocandolo nel paleolitico. Dalla disposizione dei manufatti e dei resti di capanne ritrovati, l’ipotesi che gli archeologi ritengono essere ormai la più accreditata è che originariamente i due colli di Paestum, ora sede del Tempio di Cerere e della Basilica, ospitassero due distinti villaggi, separati da un piccolo torrente ora scomparso.

Ignoriamo, invece, quale sia stata esattamente la circostanza della fondazione della città che oggi conosciamo per le sue rovine; tuttavia, un’attenta analisi delle fonti storiche antiche ci permette di fare un’ipotesi ragionevole. A fondare la città, intorno a 2600 anni fa, con il nome di Poseidonia, furono probabilmente uomini originari della colonia Greca di Sibari, dei Dori, scacciati dalla maggioranza Achea. Fu nel secolo successivo, fra il 560 e il 440 avanti Cristo, che la città raggiunse il picco della sua potenza commerciale e della sua ricchezza, ed eresse i tre templi che ancora oggi sono conservati.

Un secolo più tardi, grandi cambiamenti avvennero: la città mutò nome, passando da quello di Poseidonia a quello di Paistom, e questo fu dovuto al più importante mutamento avvenuto nella sua struttura di potere: la classe dirigente cessò di essere Greca e divenne Lucana. Non era un avvenimento raro, nella Magna Grecia, all’epoca; le popolazioni italiche, entrate nelle città con il ruolo di bassa manovalanza, vi si arricchivano con il commercio e arrivavano poi a conquistarne il governo. Un evento molto simile avvenne in un’altra città ben più famosa, ossia Neapolis, o se preferiamo, l’odierna Napoli.

Tale cambiamento avvenne però, possiamo immaginare, senza essere accompagnato da crisi, in quanto la produzione agricola e i frutti del commercio non calarono minimamente – anzi, crebbero – e la ricchezza della città divenne ancora maggiore, a giudicare dal livello dell’artigianato e dalle ricche sepolture affrescate e dai corredi funerari.Nel 273 avanti Cristo, la nostra città visse l’ultimo, grande cambiamento di nome e di governo. Ebbe il nome che conosciamo, quello di Paestum, e a darglielo fu Roma, che la sottrasse alla Confederazione Lucana. In questo modo acquisì un’importante posizione come cantiere navale – fu Paestum a fornire la flotta per la prima Guerra Punica all’Urbe – e diritti raramente concessi, uno fra tutti quello di coniare moneta. Sotto l’influenza Romana furono eretti quei grandi edifici pubblici – il Foro, il santuario della Fortuna Virile, l’anfiteatro che oggi è dimezzato dalla S.S. 38 – che ancora oggi sono visitati e apprezzati da studiosi e turisti di tutto il mondo.