All’ultimo piano in un lampo: l’evoluzione dell’ascensore

Settembre 22, 2012 by Nessun commento

Una volta, ci piace immaginare, l’orizzonte era sempre libero: case basse, al massimo di un paio di piani, lasciavano campo al cielo e alla luce solare, e non esisteva il concetto di una skyline disegnata dai grattacieli, come adesso viceversa accade in tantissime città in tutto il mondo. Benché, a voler ben vedere, non sia esattamente vero (le insulae romane, costruite in epoca tardo-repubblicana, erano veri e propri condomini a più piani), è però un fatto che la grande diffusione di palazzi alti nelle città è di sicuro cosa recente, dell’ultimo secolo, e che questo ha molto cambiato il modo di vivere delle persone – rendendo indispensabile un’invenzione come l’ascensore, che ha fatto molta strada dai più antichi modelli ai moderni sistemi specializzati, che vanno da potenti montacarichi ad ascensori per disabili, passando per ascensori superveloci che permettono di arrivare rapidamente in cima anche ai più alti moderni grattacieli di uffici.

La cronistoria dell’ascensore è, in effetti, ben più antica di quanto si pensi: ne abbiamo le prime menzioni negli scritti di Vitruvio, un costruttore dell’antica Roma, che ci riporta come il famoso Archimede ne avesse realizzato uno nel 236 AC. Si tratta, ovviamente, di semplici cabine sollevate da corde, le quali venivano tirate o da animali o da esseri umani, e pare che ve ne fossero di installati nel convento del Sinai, in Egitto. In ogni caso, a quei tempi, rimanevano niente più che curiosità, pezzi unici: un impiego regolare dello strumento richiedeva sistemi ben più sofisticati di una corda tirata a braccia. Escludendo l’interessante esemplare di ascensore basato sulla vite senza fine ideato da Kulibin, in Russia, nel 1793, che venne installato nel Palazzo d’Inverno, per vedere un uso assiduo e comune di questo strumento dobbiamo aspettare la piena metà dell’Ottocento, quando iniziò a trovare utilizzo pesante nello spostamento di materiali da costruzione e per l’industria.

In questa fase storica, per ascensore si intendeva un congegno di genere strettamente idraulico: una cabina montata su un lungo stantuffo, che veniva spinto da una colonna d’acqua grazie all’azione di una pompa e così si estendeva, portando i passeggeri all’altezza prescelta. Questi impianti raggiunsero una significativa popolarità, se pensiamo che a Londra, nel 1882, la London Hydraulic Power Company aveva in gestione una rete di miglia e miglia di tubi ad alta pressione su entrambe le sponde del Tamigi, che andavano ad attivare 8000 dispositivi fra gru e, appunto, ascensori. Tuttavia è un metodo gravato da un profondo difetto: richiede uno stantuffo, e quindi un pozzo e una colonna d’acqua, alto quanto il piano più alto da raggiungere, e diventa quindi velocemente poco pratico al crescere dell’effettiva altezza del palazzo che deve servire. Fu per questo che gli ascensori idraulici finirono con l’andare in desuetudine, per venire sostituiti da sistemi a cavi e carrucole, la cui sicurezza era garantita dall’invenzione di un apposito freno di emergenza in caso di rottura del cavo, progettato da un nome destinato a divenire famoso nel settore: Elisha Otis. Fu proprio lui che, nel 1858, installò il primo ascensore per passeggeri al numero 488 di Broadway, a New York, dando inizio ad una espansione che venne solamente incrementata quando, trent’anni dopo, Von Siemens e Fressler svilupparono l’ascensore elettrico che anche noi oggi utilizziamo.